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Chiunque voglia lasciare un ricordo personale o un commento, può farlo sotto questo post. 

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Bibliografia provvisoria

  • “Town Design And Conservation In The Eastern Mediterranean And International Cooperation — A Call For An International Association”, documento presentato al “Sommet des Villes de la Méditerranée – Genova, Palazzo Ducale 10-12 ottobre 2000”, in corso di pubblicazione nel sito del “Sommet des Villes de la Méditerranée” a cura del Comune di Genova.
  • “The Modality of Transmission of Architectural Motif and Etyms to and from Neighbouring Cultures in Late Ottoman Architecture”, in “Interactions in Art — Proceedings of the International ‘Bedrettin Cömert’ Symposium, 25-27 November 1998”, Department of Art History, Hacettepe University, Ankara 2000.
  • The Problem of Specificity and Subordination to External Influences in Late Eighteenth Century Ottoman Architecture in Four Istanbul Buildings in The Age Of Hassa Mimar Mehmet Tahir”, in“Proceedings of ICTA-XI, the XI International Congress of Turkish Art, 26-28 August 1999” in“EJOS, Electronic Journal of Oriental Studies” (http://www.let.uu.nl/oosters/EJOS/EJOS-1.html),Utrecht University, Utrecht 2000-2001.
  • “Un Barocco di Città – trasformazioni linguistiche e tipologiche nel Settecento ad Istanbul” in“Quaderni del Dipartimento Polis”, n.3, Alinea, Firenze 2000
  • “Historicism and inventive innovation in Ottoman Architecture – 1720-1820” in “Proceedings of the International Congress ‘ A Supra-National Heritage’ Ottoman Architecture on the 700th Anniversary – Istanbul, 24-27 Novemberr 1999”, YEM, Istanbul 2000.
  • “The Urban Perspective of Ottoman Monuments from Sinan to Mehmet Tahir — Change and Continuity” in “Festschrift in honor of Professor Aptullah Kuran” ed. L. Thyss-Senocak, YKY, Istanbul 2000.
  • “Osmanli Kenti: Osmanli Imparatorlugunda 18. Ve 19. Yüzyillarda Kent Uygarligi ve Mimarisi”, Yapi Kredi Kultur Sanat Yayinlari, Istanbul 1999 (traduzione di “La Città del Levante (vedi).
  • “The Formation Of Ottoman House Types: a comparative study in the interaction with neighboring cultures” in “Muqarnas” n.15, Brill, Leiden 1998.
  • “Type, Urban Context and Language in Conflict; Some methodological implications” in “Typological Process and Design Theory” , AKPIA, Harvard Univ.& M.I.T., Cambridge,Mass., 1998.
  • “The Deeper Structures of Ottoman Housing Fabric: Conservation of Space and Form Through Basic Parameters” in ed. S.Ireland & W. Bechhoefer, “The Ottoman House: Papers from the Amasya Symposium, 24-27 September 1996”, The British Institute of Archaeology at Ankara, Monograph 26, Oxford, 1998.
  • “Three Questions put to the Archaeologist for a better cognition of the Ottoman Town’s Urban Texture” in “Corpus d’Archéologie Ottomane”, atti del “1er Congrès d’Archéologie Ottomane, Zaghouan, Mai 1996”, Fondation Témimi, Zaghouan 1997 (pp.27-31)
  • “Città e Architettura nel Settecento” nel numero speciale “Istanbul, Constantinople, Byzantium” di ” Rassegna — problemi di architettura e dell’ambiente ” n.72, IV, Milan1997 (pp.36-51)
  • “Vicini e vicinato: struttura e psicologia degli insediamenti sefarditi” in “Sefarad: Architettura e Urbanistica Ebraica dopo il 1492”, Dell’Oca Editore, Como 1995
  • “La medicina nei grandi complessi religiosi musulmani” in Atti del Convegno “Medicina Musulmana in Italia”, S.Servolo Venezia 26 marzo 1994, Venezia, 1995
  • “Da Costantinopoli a Istanbul: i secoli XV-XVII” in “La metamorfosi della città”, a cura di L.Benevolo, Scheiwiller, Milano, 1995 (pp.73-148)
  • “Prefazione: Ogni minoranza è un lievito nella pasta della città che l’ospita”, in “Architettura judaica in Italia: ebraismo, sito, memoria dei luoghi”, Quaderni del Dipartimento di Rappresentazione, Università degli Studi di Palermo, Flaccovio Editore, Palermo, 1994
  • “Il Giardino ottomano attraverso l’immagine del Bosforo” in “Il giardino islamico: Architettura, natura, paesaggio” a cura di A.Petruccioli, Electa, Milano 1994
  • “Il Tipo salvato” in “Quaderni del Dipartimento di Progettazione dell’Architettura di Milano”, n.6 1992-1993
  • “Centro Storico e Progetto: l’intervento architettonico nei nuclei antichi”, ERSU, Genova 1991, (opera collettiva diretta da Maurice Cerasi).
  • “La Periferia: Introduzione alla Città / Negazione della Città” in “Annuario della Facoltà di Architetttura – 1988”, SAGEP, Genoa 1990
  • “Periferia e Progetto dello Spazio Pubblico”, in Atti del Seminario ERASMUS Genova-Barcellona 1990
  • “Place and Perspective in Sinan’s Townscape”, in “Environmental Design – Journal of the Islamic Environmental Design Research Centre”, Roma n.1/2,1989
  • “La Città del Levante: Civiltà urbana e architettura sotto gli Ottomani nei secoli XVIII-XIX”, Jaca Book, Milan 1988
  • “Periferia e Progetto dello Spazio Pubblico” in Atti del Seminario ERASMUS Genova-Barcellona 1988
  • “Late Ottoman Architects” in “Muqarnas” n.6, Brill, Princeton-Leiden 1988
  • “Pre-fazione” e “La Modifica-zione Ottomana degli Archetipi Monumentali Iranici-Turanici” in “Strutture Collettive nelle Città Islami-che” a cura di A.N.Eslami and K.A.Afshari, Facoltà di Architettura, Genova 1987
  • “Frenk, Hind ve Sind Real or Imaginary in the Aesthetics of Ottoman Open Space” in “Environmental Design – Journal of the Islamic Environmental Design Research Centre”, Roma, n.2,1986
  • Alcuni scritti e progetti in: “Cerasi: Progetto di architettura”, a cura di Giovanni Cislaghi and Marco Prusicki, CLUP, Milan 1985.
  • “Il concetto di fondazione nella città ottoma-na” in “Storia Urbana” n.31, Mila-no 1985
  • “Il sistema urbano diffuso: la rete urbana anato-lico-balca-nica nei secoli XVIII-XIX” in “Storia Urbana” n.30, Mila-no 1985
  • “Problemi di Progettazione del verde e degli spazi aperti – introduzione metodologica” in “Parchi Naturali/Urbani” atti del convegno della Regione Lombardia”, Milano 1985
  • “Open space, water and trees in Ottoman urban culture in the XVIIIth-XIXth centuries”, in “Environmental Design – Journal of the Islamic Environmental Design Research Centre”, Roma n.2,1985
  • “Contributo sulla problematica dei parchi”, atti del Seminario “Il Sistema del verde nel progetto di sviluppo dell’area Provinciale Milanese” della Provincia di Milano”, Milano 1985
  • “Il tessuto residenziale della città otto-mana (secc. XVII-XIX)” in “Storia della Città” n.31/32, Milano1984
  • “Coscienza della storia e invenzione linguistica. Problemi della ricerca progettuale e della didattica della storia” in Quaderni del Dipartimento di Progettazione dell’Architettura di Milano, n.1, 1984
  • “La Lectura del Ambiente”, Ediciones Infinito, Buenos Aires 1977
  • “Lo Spazio Collettivo della Città”, Mazzotta, Milano, 1976
  • “La Residenza Operaia a Milano” (con Giorgio Ferraresi), Officina Edizioni, Rome 1974
  • “Città e Periferia”, CLUP, Milan 1973 (opera collettiva diretta da M.Cerasi)
  • “Centri Storici e Progettazione della Città”, in ‘Edilizia Popolare’, n.111, 1973
  • “La Lectura del Ambiente”, Publicaciones del Colegio de Arquitectos, Barcelona 1973
  • “Analisi e Progettazione dell’Ambiente: una proposta per la valle del Ticino”, Marsilio, Padova 1969
  • “La Lettura dell’Ambiente”, CLUP, Milan 1969
  • “Michelucci”, De Luca, Roma, 1968

Ricordi personali – Enrico

PER BABBO                        – 15-10-2015

1- IL LUOGO

Carissimo babbo,

abbiamo voluto trovare un luogo adatto per ricordarti con i tuoi e i nostri amici.

Non era facile. Brugnello o Milano? Nell’accordo “capra e cavoli”, con la mamma, su dove e quanto stare, c’erano tutti e due i luoghi.

Tu eri legatissimo a Brugnello in Valtrebbia fra Piacenza e Genova. Ci hai detto perchè anche con i tuoi quadri e con le parole del romanzo “viaggio di Mordechai Toledo” in cui all’inizio dell’ottocento, un mercante “colto”, amante delle nuove mode, transitando da lì scopre una natura che contraddice i canoni delle sue nuove certezze:

“ Dopo Bobbio, il Trebbia si restringe in gole ripide. Dalla mulattiera guardi giù: tra i meandri bianchi e azzurri del fiume e i ciottoli ai tuoi piedi vedi solo pareti di castagni e querce dove, credi, uomo mai mise piede. (…) In questo tratto più selvatico del percorso aveva sentito che stava per giungere alla fine. Che l’attesa del mare, per quanto distante esso potesse essere ancora, ormai cadenzava le giornate. Aveva anche intuito che luoghi comuni, simboli morali o pittorici gli rendevano più tollerabile la scomposta pesantezza della natura, La ingabbiavano in un giro di frasi e convenzioni riportandola ad una misura riconoscibile. Amava già la banalità. Il primo giardino zoologico che aveva visto gli sembrava meraviglioso, odiava la giungla. “

In Valtrebbia avevi trasferito gran parte dei tuoi libri e dei tuoi dischi. A Milano ci stavi meno volentieri, e per poco.

Uno dei luoghi che sicuramente non ti dispiaceva era Sant’Ambrogio e il suo bellissimo quadriportico, in cui ci troviamo ora.

Ci è sembrato un luogo particolarmente appropriato.

Come gli antichi catecùmeni, che non entravano nella chiesa, non partecipiamo a una liturgia, anche se ne conosciamo il valore.

Se il confronto con i catecùmeni non ti piace, avresti comunque ancora una volta apprezzato il luogo e la sua architettura.

Per questo luogo dobbiamo ringraziare senz’altro la Chiesa di Sant’Ambrogio, Don Biagio Pizzi e l’abate Mons. Don Erminio De Scalzi per aver capito, in un’intensa chiacchierata, le tue e le nostre ragioni.

Ma forse non sbaglio così tanto. Molti, in queste ore, hanno ricordato la tua disponibilità e la tua naturale vocazione pedagogica anche fuori dall’università.

Cino Zucchi, ci ha scritto:

“ ….Ho tante memorie belle di Maurice e di tutti voi che sono affiorate stamattina. Ma in qualche modo la scomparsa di una persona di grande, grande intelletto e impegno morale come Maurice lascia a me e a molti un vuoto che parte dalla dimensione affettiva per toccarne una più grande, vorrei dire pedagogica. Anche se non sono mai stato suo studente – ma ogni tanto le lezioni sui sedili in pietra di qualche teatro dell’Asia minore ce le faceva alle 3 del mattino in studio mentre si consegnava un progetto – sento di avere dentro me molti insegnamenti, vorrei dire attenzioni e valori, di Maurice. In particolare quello, più profondo di tutti, sul guardare alla città a partire dai suoi vuoti; che poi sono pieni della vita che vi scorre dentro. E poi una capacità di leggere le cose mischiando sguardo raffinato ed empiria, intelletto e quotidianità, senza mai usare il primo per cancellare la seconda, ma piuttosto per riempirla di sovratoni armonici. Sto correndo all’università per la mia prima lezione agli studenti del primo anno. Una lezione importante, che deve essere chiara ma anche sentimentale, e gettare un seme d’amore per questa cosa così bella e umana. La dedicherò nel mio cuore con umiltà a Maurice, in forma modesta e non pomposa, cercando di mettere in essa tutto l’amore che lui sapeva comunicare per le cose che descriveva, e portando dentro anche un po’ del suo esempio etico che donava in maniera così naturale a chi gli stava vicino, un vero “uomo di buona volontà”.

2- I SILENZI ELOQUENTI – LO SPIAZZAMENTO

Maurice, (Babbo per noi), mi ha sempre spiazzato nei nostri dialoghi e nelle sue azioni.

Credo che l’abbia fatto anche con tutti coloro che l’hanno conosciuto.

A una domanda, a una sollecitazione, rispondeva, seguendo una sua linea, uscendo da ciò che mi aspettavo. Sembrava non pertinente. Soltanto dopo, aspettando con pazienza che il filo prendesse forma, ritrovavo la maggiore o diversa coerenza dei suoi argomenti.

3- LA LUNGA FEDELTA’

Diversi anni fa un ictus piuttosto grave lo ha costretto a riorganizzare la sua vita e i suoi impegni.

Come tutte le altre cose l’ha fatto con una forza e una lucidità sorprendenti.

Anche in quella occasione abbiamo scoperto una sua abilità a scardinare le aspettative e i luoghi comuni.  Ci ha sorpreso abbandonando alcune delle sue attività più care.

Poi abbiamo visto con quale uguale impegno e metodo si è dedicato alla pittura, ed è stata evidente la lunga fedeltà agli stessi temi.

Sabato scorso raccontava, che aveva in cantiere un nuovo ciclo di quadri, che avrebbe intitolato a “Tiresia”, a cui stava lavorando in un modo nuovo, senza bozzetti, ma immaginando e variando mentalmente il risultato pittorico.

4- LA VICINA LONTANANZA

Dopo lo stordimento di quanto è appena successo in modo inaspettato, dopo l’ultimo weekend che ho passato attivamente con lui a Brugnello, mi rendo conto che l’assenza di babbo non sarà così drastica.

Dopo l’ictus, tutti noi famigliari abbiamo sperimentato la sua “vicina” lontananza.

Anche in questo da buon maestro ci ha preparato.

Non ha più potuto alimentarsi come prima.

Così ha perso uno dei suoi grandi piaceri: cucinare, sperimentando per gli ospiti.

Noi, figli e nipoti, a tavola nelle occasioni comuni, abbiamo rinunciato spesso alla sua presenza e purtroppo quasi sempre anche alla sua cucina.

Ma non sempre: altre volte ci ha di nuovo sorpreso, cucinando qualcosa solo per noi.

In quelle occasioni ci siamo stupiti come sapori e accostamenti fossero nuovi e azzeccati. Altre volte ha chiesto che mangiassimo in suo onore a Milano, a Bobbio oppure sul Bosforo a Istanbul.   Anche così, abbiamo sempre sentito che era con noi.

Adesso, abbiamo da godere dell’ultima vendemmia e delle decine di vasi di cotognata che ci ha preparato.

C’è poi il giardino di Brugnello e i suoi alberi con la promessa dei prossimi raccolti.

Ma tutti noi sappiamo che di lui ci resta soprattutto ben altro.

Ricordi personali – Vittoria

Di se stesso scriveva

“Maurice Cerasi è nato a Istanbul e spera morire non lontano dalla Val Trebbia. Insegna all’Università di Genova. Ha pubblicato diversi saggi e monografie sulle città e l’architettura del Mediterraneo. Un suo lungo racconto è stato premiato a un premio nazionale e selezionato ad un altro. Scrive poesie da oltre vent’anni senza pubblicarle. Ama Gadda e Leopardi, Auden e Rilke; e Finnegan’s Wake in cui si perde.”

Di lui ricordiamo le radici e i mille contrasti:

Nato a Istanbul, ma appartiene alla minoranza ebrea sefardita.

Studia in Turchia, però frequenta la scuola inglese.

In famiglia parla spagnolo e francese, un po’ meno il turco.

A Milano conosce e sposa una francese vissuta in Brasile per buona parte della sua gioventù.

Qua in Italia si radica ed elegge l’italiano come lingua per la sua scrittura e i suoi dialoghi.

Incline alla sordità, eppure appassionato di musica e capace di grande ascolto.

Amante del cibo e della cucina, insomma un buongustaio, deve negli ultimi anni rinunciare al suo piacere più grande.

Il mio ricordo

Ha sempre tradotto l’affetto con uno sguardo profondo su ciascuno di noi.

Durante la mia adolescenza la sua sordità (oggettiva) e la mia (legata alla mia età di allora) ci impediva di comunicare. Nei momenti di maggior conflitto, sapevo che avrei trovato al mio risveglio, una lettera sul comodino che lui aveva scritto nella notte per cercare di sciogliere i nodi d’incomunicabilità tra di noi.

Il suo senso di libertà. Siamo liberi se nessuno di noi “costringe” gli altri ad accettare restrizioni non necessarie.

La traduceva ovviamente in un progetto di casa ideale: al centro, gli spazi di vita comune e alle estremità gli spazi individuali, dove ognuno ritrovava la libertà dagli altri.

La sua libertà era Brugnello. Il suo piccolo Forte nel quale si era rifugiato sempre più, negli anni dopo l’ictus e dal quale con difficoltà riuscivamo a riportarlo in città.

Ciao babbo!

Vittoria Cerasi – 16 ottobre 2015